La nuova raccolta delle olive è iniziata anche sulle colline riminesi. Dopo una stagione 2025 segnata dalle difficoltà legate alla mosca dell’olivo, vi raccontiamo le prime impressioni sull’annata 2026, con un’attenzione particolare alla qualità dei frutti e alla produzione dell’olio extravergine.
«Ma quest’anno le olive ci sono?»
È una delle domande che ci sentiamo rivolgere più spesso da quando, ai primi di ottobre, abbiamo dato il via alla nuova campagna olearia. E la risposta, quest’anno, ci fa piacere darvela: siamo più ottimisti rispetto alla scorsa stagione.
Il 2025 non è stato un anno semplice. La presenza della mosca dell’olivo ha creato diverse difficoltà, ricordandoci quanto il lavoro negli uliveti dipenda anche da fattori che non possiamo controllare completamente.
Quest’anno le prospettive sono più interessanti e, con il frantoio nuovamente in piena attività, possiamo finalmente osservare da vicino i frutti della nuova raccolta.
Ma c’è un aspetto su cui vogliamo soffermarci. Quando si parla di campagna olearia, l’attenzione va spesso alla quantità di olive raccolte e ai litri di olio prodotti.
Per noi, invece, la prima domanda è un’altra: in che condizioni arrivano le olive al frantoio?
La qualità dell’olio extravergine comincia dall’oliva
Prima ancora della molitura, prima delle macchine e prima di vedere uscire il primo olio, c’è un elemento fondamentale: la materia prima. Un’oliva sana, raccolta nel momento opportuno e lavorata correttamente, rappresenta il punto di partenza per ottenere un olio extravergine di qualità.
Non basta, quindi, che gli alberi siano carichi di frutti.
È importante valutare anche le condizioni delle olive, il loro grado di maturazione e l’eventuale presenza di danni causati da insetti, malattie o condizioni meteorologiche sfavorevoli. La qualità finale dipende poi anche da tutto ciò che avviene dopo la raccolta: trasporto, tempi di attesa, lavorazione e conservazione dell’olio.
È l’insieme di queste attenzioni a fare la differenza.
Mosca dell’olivo: perché ha creato difficoltà nella scorsa campagna?
Nel 2025 abbiamo dovuto confrontarci anche con i problemi causati dalla mosca dell’olivo, uno degli insetti più temuti da chi coltiva olive. Ma perché può rappresentare un problema così importante?
La mosca dell’olivo, conosciuta scientificamente come Bactrocera oleae, depone le uova all’interno del frutto. Le larve, sviluppandosi, si nutrono della polpa e possono danneggiare le olive. Quando l’attacco è significativo, i frutti possono deteriorarsi, cadere anticipatamente o diventare più vulnerabili ad alterazioni che compromettono la qualità dell’olio.
Non significa che ogni oliva colpita produca automaticamente un olio difettoso: l’entità del danno, lo stato del frutto e le modalità di lavorazione sono determinanti.
È però uno dei motivi per cui controllare lo stato di salute delle olive durante la stagione è così importante. E dopo le difficoltà dello scorso anno, poter affrontare questa nuova campagna con maggiore fiducia è per noi particolarmente significativo.

Come si riconoscono olive di buona qualità?
Una delle domande che ci vengono fatte più spesso riguarda proprio l’aspetto delle olive.
Devono essere tutte verdi? Devono essere grandi? Se iniziano a diventare viola significa che sono troppo mature?
In realtà, non è così semplice. Quando valutiamo le olive, consideriamo diversi elementi.
-Le olive dovrebbero arrivare al frantoio in buone condizioni, senza danni importanti causati da parassiti, marciumi o deterioramenti. La presenza di frutti sani è un requisito fondamentale per produrre un olio di qualità.
-Durante l’autunno le olive attraversano una fase chiamata invaiatura, in cui iniziano progressivamente a cambiare colore, passando dal verde a tonalità violacee e, in alcune varietà, più scure.
Questo cambiamento non avviene contemporaneamente su tutte le olive e dipende anche dalla cultivar. Il momento della raccolta è una scelta importante perché può influenzare il profilo aromatico dell’olio, il contenuto di composti fenolici e la resa.
-Anche olive sane possono perdere qualità se rimangono troppo a lungo in condizioni non adatte prima della lavorazione. Per questo nel nostro frantoio di Rimini prestiamo particolare attenzione ai tempi che separano la raccolta dalla molitura.
Lavorare tempestivamente le olive aiuta a preservare le caratteristiche della materia prima, riducendo il rischio di fermentazioni e alterazioni indesiderate.
Più olive significa necessariamente più olio?
Non sempre.
È importante distinguere due concetti che spesso vengono confusi: quantità di olive raccolte e resa in olio. La resa indica quanta quantità di olio si ottiene da una determinata quantità di olive.
Per esempio, una resa del 12% significa ottenere indicativamente 12 chilogrammi di olio da 100 chilogrammi di olive.
Ma la resa non è un valore fisso.Può cambiare in base alla varietà, alla maturazione, al contenuto d’acqua del frutto e ad altri fattori.
E soprattutto, una resa più alta non significa automaticamente un olio migliore.
È possibile ottenere una quantità inferiore di olio da olive raccolte in una fase in cui presentano caratteristiche aromatiche particolarmente interessanti. Ecco perché, quando valutiamo una campagna olearia, non guardiamo soltanto ai numeri.
Perché raccogliamo le olive durante l’invaiatura?
Una delle scelte che caratterizzano il nostro lavoro è prestare particolare attenzione al momento della raccolta.
Preferiamo raccogliere le olive durante le prime fasi della maturazione, senza aspettare necessariamente che tutti i frutti diventino completamente scuri.
La raccolta anticipata può contribuire a ottenere oli con profumi più freschi, note vegetali e sensazioni di amaro e piccante più evidenti, anche se il risultato dipende sempre dalla cultivar e dall’andamento dell’annata. Queste caratteristiche sono legate anche alla presenza di sostanze naturalmente contenute nell’oliva, tra cui i composti fenolici.
Per noi è una scelta che mette al centro il profilo qualitativo dell’olio, non semplicemente la quantità che possiamo ricavare dai frutti.
Come sta andando la campagna olearia 2026/2027 a Rimini?
La nuova campagna olearia di Oleificio Corazza è iniziata ai primi di ottobre 2026.
Rispetto al 2025, anno in cui abbiamo incontrato difficoltà legate alla mosca dell’olivo, le prime prospettive sono più incoraggianti. È ancora presto, però, per esprimere un giudizio definitivo sulla qualità complessiva dell’olio della nuova raccolta.
Ogni partita di olive ha caratteristiche proprie e ogni giornata di lavorazione ci permette di conoscere meglio l’andamento della stagione.
In frantoio osserviamo i frutti che arrivano, seguiamo le diverse fasi della lavorazione e iniziamo ad assaggiare gli oli appena estratti. È proprio questo uno degli aspetti che amiamo maggiormente di ottobre: dopo mesi trascorsi ad aspettare, finalmente possiamo scoprire cosa ci regala la nuova annata.
Le domande più frequenti sulla raccolta delle olive 2026
La campagna olearia 2026/2027 è già iniziata?
Sì. Noi di Oleificio Corazza abbiamo avviato la nuova campagna olearia ai primi di ottobre 2026, nel nostro frantoio a Rimini. La raccolta e la lavorazione delle olive sono in corso.
Quest’anno la qualità delle olive è migliore rispetto al 2025?
Le prospettive iniziali sono più incoraggianti rispetto al 2025, quando la mosca dell’olivo aveva creato diverse difficoltà. Sarà però necessario attendere l’avanzamento della raccolta e le valutazioni sui diversi lotti per esprimere un giudizio complessivo sulla qualità dell’annata.
Le olive verdi producono un olio migliore?
Non necessariamente. Il colore è uno degli indicatori della maturazione, ma la qualità dipende anche da cultivar, stato sanitario del frutto, tempi di lavorazione e modalità di estrazione. Le olive raccolte precocemente possono dare oli con caratteristiche aromatiche differenti rispetto a quelle raccolte a maturazione più avanzata.
Come influisce la mosca dell’olivo sulla qualità dell’olio?
La mosca dell’olivo può danneggiare i frutti e favorirne il deterioramento. Quando gli attacchi sono importanti, possono aumentare i rischi di alterazioni della qualità dell’olio. Per questo il monitoraggio delle olive è fondamentale durante la stagione.
Una resa più alta significa che l’olio è migliore?
No. La resa misura la quantità di olio ottenuta dalle olive, non la qualità del prodotto. Un olio con una resa inferiore può comunque presentare ottime caratteristiche chimiche e sensoriali.
Ogni nuova raccolta è una storia diversa
Chi lavora con gli ulivi lo sa: non esistono due campagne olearie identiche. Cambiano le stagioni, le temperature, le piogge e le condizioni in cui maturano i frutti.
E ogni anno dobbiamo imparare a osservare, scegliere e adattarci. Dopo le difficoltà incontrate nel 2025, quest’anno abbiamo iniziato la raccolta con maggiore ottimismo, ma anche con la consapevolezza che la qualità si costruisce attraverso tante piccole attenzioni.



